Data odierna 24-09-2018

Nel giorno che precede l’8 marzo, la festa della donna, in Italia, poco lontano dal confine si distribuivano già le mimose. Fiori buffi, dall’odore a me sgradevole, e capaci di resuscitare ricordi,...

Giallo mimosa, incavolature perenni e nessuna cultura di Valeria Carmia

Nel giorno che precede l’8 marzo, la festa della donna, in Italia, poco lontano dal confine si distribuivano già le mimose. Fiori buffi, dall’odore a me sgradevole, e capaci di resuscitare ricordi, di riportarmi in dietro, molto in dietro, negli anni quando alle scuole elementari la mia maestra portava in classe un mazzetto di mimose per tutte le bambine a ricordo delle lotte per pari diritti che le nostre nonne, zie e mamme (?) avevano combattuto. Nel gesto, ovviamente, c’era anche un’incitazione al non deporre le armi nella lotta per le pari opportunità di genere.

Vent’anni dopo siamo ancora qui a parlare di differenze salariali e gap di opportunità (a parità di curriculum e studi) tra uomo e donna, la quale si ritrova ancora più depenalizzata per quanto riguarda tipo di contratto e retribuzione in presenza di figli. In Italia, le donne con figli che lavorano sono il 61% contro l’80% nel caso in cui non abbiano prole. Nel 2014 in Svizzera meno del 10% dei padri si occupava della custodia dei figli. Ad oggi la Svizzera è seconda solo ai Paesi Bassi, in Europa, per quanto riguarda la percentuale di donne che lavorano a tempo parziale per poter dedicarsi all’accudimento dei figli.

Questa realtà di differenze nella busta paga e compiti domestici chi scrive la conosce bene.

“Dai mamma, che dalla prossima settimana in ufficio ci torni anche tu”, mi ricorda mio figlio più grande.

Effettivamente, tra qualche giorno per un mese ogni mattina riprenderò in mano la mia borsa con laptop e penne colorate, indosserò verosimilmente altri abiti da quelli in stile ‘tenuta sportiva’ che uso per accompagnare i figli a scuola. E lavorerò. Ad un corso di ‘Ricollocamento professionale’. Un corso che non sarò io a tenere ma ad assistere. Un corso che mi occuperà buona parte della giornata per imparare su come usare Internet e PC, nel caso i vari anni di studi e insegnamento accademico siano serviti a nulla al riguardo.

Ecco. Tra pochi giorni sarò una ‘diversamente occupata’. Perché come da normativa ben chiara dell’Ufficio regionale di collocamento, letta e firmata nel momento in cui mi sono iscritta al programma, sono obbligata a condurre ricerche di occupazione mensile E ANCHE a prendere parte a programmi occupazionali temporanei (che sono sempre belli a vedersi in numeri e statistiche). Se da un lato questi programmi occupazionali temporanei possono eventualmente aiutare il potenziale umano e lavorativo della persona disoccupata, dall’altro lato rischiano anche di rivelarsi una ‘perdita di tempo’, che distraggono dal vero obiettivo del disoccupato: fare ricerche di lavoro mirate e networking, per (ri)trovare un’occupazione permanente.

È sfortuna, addirittura per disgrazia (mia), il fatto che al momento non mi sia fatta alcuna altra proposta occupazionale temporanea, o è una punizione per le mie ambizioni di essere donna, madre e lavoratrice insieme?

Buon 8 marzo!

 

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