Data odierna 20-08-2018

Negli ultimi decenni in Svizzera il tasso di attività delle madri è cresciuto in modo significativo a tal punto da essere definito come uno dei principali cambiamenti sociali degli ultimi decenni avvenuti...

Donne e madri: da ieri a oggi, tra cambiamento e oblio di Valeria Camia

Negli ultimi decenni in Svizzera il tasso di attività delle madri è cresciuto in modo significativo a tal punto da essere definito come uno dei principali cambiamenti sociali degli ultimi decenni avvenuti nella Confederazione. Lo leggo nel Rapporto sulle famiglie 2017, reso noto dal Consiglio Federale, con dati statistici che arrivano fino al 2014.

L’ho trovato mentre navigano su Internet per vedere, nero su bianco, con percentuali alla mano, il lavoro e l’impegno del genere femminile per la collettività in Svizzera. A spingermi in questa ricerca, una conversazione con un’amica trasferitasi da alcuni mesi in una cittadina benestante nel centro dell’Inghilterra. Con un figlio che ha da poco iniziato la scuola dell’obbligo e una figlia in età prescolare, la mia amica mi ricorda come la realtà svizzera non risponda in modo adeguato ai bisogni dei genitori, permettendo ad entrambi di lavorare full-time. Invece, la cittadina dove si trova ora lei, in Inghilterra, garantisce la presenza di servizi per la custodia di bambini complementare alla famiglia. I costi delle nanny e babysitter, poi, non sono esorbitanti e i genitori possono godere di sovvenzioni varie e aiuti finanziari supplementari.

Non mi interessa fare una comparazione Svizzera-Inghilterra, anche se credo siano note le deficienze del sistema svizzero nel sostenere genitori entrambi impegnati nel lavoro a tempo pieno, se lo desiderano e senza dover accollarsi spese esorbitanti. Detto questo: (1) in che modalità partecipiamo, noi donne e madri, al mercato del lavoro svizzero? (2) È cambiato qualche cosa negli ultimi decenni? E infine, (3) se anche alcune, o molte, di noi continuano a rimanere ‘casalinghe’ per scelta, che ruolo hanno nel successo economico svizzero?

Modalità part-time. Con dati relativi al 2014 alla mano, osservo che nel 27,2% dei nuclei famigliari con figli sotto i 3 anni è il padre a lavorare a tempo pieno mentre la madre non svolge alcuna attività lucrativa (percentuale che scende al 16,1% nel caso in cui i figli frequentano le scuole medie). Molto frequenti sono certamente quei nuclei famigliari in cui la madre lavora a tempo parziale: circa il 30% delle famiglie con figli minorenni vive una situazione in cui la madre è occupata al meno del 50% (mentre rimangono generalmente i padri a lavorare a tempo pieno). Solo nel 9% delle famiglie con figli tra 0-3 anni e nel 14% delle famiglie con figli maggiori di 13 anni, entrambi i genitori lavorano a tempo pieno. E modelli famigliari in cui la madre lavora a tempo pieno e il padre a tempo parziale non superano il 2,7% dei casi.

Siamo sempre di più. Cosa succede se guardiamo i dati longitudinalmente, nel tempo? Nel 1960 in Svizzera soltanto il 40% delle donne di età compresa tra i 15 e i 64 anni svolgeva una qualche forma di lavoro retribuito, nel 1991 invece la quota era cresciuta fino a oltre il 60% (anche se guardando solo i dati relativi alle madri con bambini in età prescolare, solo il 51% lavorava). Nel 2014 si osserva in evidente miglioramento: il tasso delle madri lavoratrici e con bambini piccoli (0-6 anni) è di

75 % – tasso che sale a 84% per madri con figli tra i 7 e i 14 anni.

Quindi il numero delle donne che lavora è in aumento, e l’occupazione part-time rimane l’opzione preferita. Il mutamento dei valori nell’ambito dei rapporti tra i sessi, il gender equality, l’egualità di salario e diritto alla maternità, sono fattori fondamentali per spiegare l’aumento del tasso di occupazione di donne che sono anche madri. Poi, ovviamente (ma è davvero così ovvio?) il miglioramento della formazione scolastica ha inciso notevolmente (ri)svegliando o attivando o sostenendo la voglia delle donne di non essere solo madri e, in ultima analisi, mettendole in condizione di ricevere una retribuzione che emerge nelle statistiche ufficiali in cui il lavoro delle donne, quantificato, viene considerato per conteggiare il successo economico della Svizzera!

Dimenticate! La questione del lavoro delle donne limitato alla sfera privata e il suo contributo al successo dello Swiss Made, necessita di una trattazione a parte. Lo ha fatto Margrit Zinggeler, scrivendo «Swiss Maid. The Untold Story of Women’s Contribution to Switzerland Success» (Peter Lang International Publisher, 2017). La signora Zinggeler, originaria di San Gallo ma emigrata da anni negli Stati Uniti e ora docente di Tedesco alla Eastern Michigan University, nel suo libro ripercorre i decenni che hanno portato al successo economico svizzero e si sofferma sull’analisi (‘ufficialmente’ marginale) del ruolo delle donne. Leggendo il lavoro di Zinggeler, è facile puntare il dito contro ad ogni ‘classica’ analisi storica in cui si parla di comandanti in guerre e capitani, banchieri e mercanti, uomini politici, capi di istituzioni laiche e religiose, dimenticando la (seppur talvolta minima) presenza di donne in questi settori nonché il contributo indiretto delle donne al progresso sociale e al benessere della nazione. L’ambizione è riscrivere la storiografia del successo economico della Svizzera valorizzando il contributo femminile, che spesso non sta nella creazione del valore aggiunto lordo ma va cercato appunto nell’ambito informale e non retribuito. Un libro, quello di Margrit Zinggeler, che vale la pena ricordare, perché in fondo non riguarda solo la storia (presente e passata) della Confederazione Elvetica ma trova applicazione ben al di fuori dei confini svizzeri.

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