Data odierna 25-09-2017

La crisi svuota il carrello della spesa, ma cambia anche il menu degli italiani che per risparmiare hanno tagliato gli acquisti in quantità di olio di oliva (-8 per cento) per sostituirlo con il burro...

Con la crisi cambia il menù degli Italiani: Più burro e meno olio

La crisi svuota il carrello della spesa, ma cambia anche il menu degli italiani che per risparmiare hanno tagliato gli acquisti in quantità di olio di oliva (-8 per cento) per sostituirlo con il burro (+5 per cento) e mettono nel carrello più uova (+2 per cento) per portare in tavola frittate al posto di fettine e braciole, con un calo della carne bovina (-6 per cento) e di maiale (-5 per cento) ma anche del pesce (-5 per cento).

È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla spesa degli italiani nel primo trimestre del 2013, dalla quale si evidenzia anche che aumentano gli acquisti di latte a lunga conservazione (+4 per cento) a scapito di quello fresco (-4 per cento) che è di gran lunga di migliore qualità, ma leggermente più costoso e più facilmente deperibile per raggiunti limiti di scadenza.

In calo del 4 per cento anche gli acquisti di frutta e del 2 per cento quelli di verdure, calo che per prima volta interessa anche gli ortaggi e le insalate pronte per l’uso, la cosiddetta quarta gamma, che fa segnare un calo nei volumi di acquisto record del 5 per cento.

La necessità di ridurre le spese ha dunque l’effetto del ritorno in cucina per pulire e lavare le verdure da portare in tavola. Infatti nel 2013 crollano del 6 per cento anche gli acquisti di piatti pronti surgelati e del 6 per cento quelli delle merendine, mentre, precisa la Coldiretti, fanno registrare un aumento i prodotti base come la farina (+2 per cento), i preparati per dolci (+5 per cento) e il miele (+6 per cento) perché gli italiani, per ridurre le spese, tornano ai fornelli per preparare dolci, merendine e anche pasta in casa, con un ritorno al passato che non era mai avvenuto dal dopoguerra.

La crisi colpisce duramente i prodotti complementari che fanno parte della tradizione nazionale come il vino con gli acquisti che risultano in calo del 7 per cento. Il risultato, sostiene la Coldiretti, è di fatto un preoccupante addio da parte degli italiani ai prodotti simbolo della dieta mediterranea tra i quali resiste solo parzialmente la pasta, che fa comunque segnare una contrazione in quantità dello 0,5 per cento negli acquisti. Pasta, frutta, verdura, extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari hanno consentito agli italiani di conquistare fino ad ora il record della longevità con una vita media di 79,4 anni per gli uomini e di 84,5 per le donne, tra le più elevate al mondo.

A ridursi per effetto del minor consumo di carne e pesce, continua la Coldiretti, è però anche il contenuto proteico della dieta con il risultato che secondo l’Istat il 12,3 per cento degli italiani non è stato in grado di sedersi a tavola con un pasto adeguato in termini di apporto proteico almeno una volta ogni due giorni con conseguenze gravi anche per la salute.

A cambiare peraltro non sono solo le quantità dei diversi prodotti acquistati che complessivamente calano del 2 per cento, ma si riscontra in generale una tendenza a privilegiare prodotti low cost di minore livello qualitativo che possono anche rappresentare una incognita per la salute.

Per tentare di rimanere nel budget senza rinunciare alla qualità aumentano gli italiani che fanno la spesa nelle bancarelle e nei mercati degli agricoltori di Campagna Amica dove, grazie al contatto diretto tra consumatore e produttore, ricorda la Coldiretti, è possibile acquistare al miglior rapporto prezzo/qualità.

L’acquisto diretto dal produttore consente anche di ridurre gli sprechi perché alcuni prodotti come gli ortofrutticoli passando direttamente dal campo alla tavola sono più freschi e durano anche una settimana in più. Secondo una analisi realizzata da Coldiretti-Swg, quasi 33 milioni di italiani con la crisi sono infatti diventati più virtuosi ed hanno ridotto o annullato lo spreco di cibo, facendo più attenzione agli acquisti nel negozio, nel ristorante ed in cucina, dove vengono controllate con attenzione le scadenze e più frequentemente si portano in tavola i piatti del giorno dopo. Tra quanti hanno ridotto lo spreco, il 59 per cento lo ha fatto utilizzando quello che avanza per il pasto successivo, il 40 per cento riducendo le dosi acquistate e il 38 per cento guardando con più attenzione alla data di scadenza. (aise)

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