Data odierna 18-11-2017

“In questi anni non ho mai trascurato di considerare l’istruzione a tutti i livelli uno dei pilastri e degli assi portanti della nostra società. E in questo momento dobbiamo rinnovare e rafforzare...

Apertura dell’anno scolastico, Napolitano: Primi segni di ripresa – Investire nella scuola per l’Italia del futuro

“In questi anni non ho mai trascurato di considerare l’istruzione a tutti i livelli uno dei pilastri e degli assi portanti della nostra società. E in questo momento dobbiamo rinnovare e rafforzare le potenzialità di sviluppo della società italiana”.

Così il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel suo intervento di ieri pomeriggio alla cerimonia di apertura dell’anno scolastico 2013-2014 nel cortile d’onore del Palazzo del Quirinale. Alla di Ministri e autorità politiche, civili e militari e esponenti del mondo accademico, dello spettacolo, dello sport, Napolitano ha ricordato l’importanza di investire nella scuola e nella ricerca, della scuola come luogo dove si formano cittadini migliori e si impara a condividere la conoscenza e a conoscere gli altri.

Dopo il saluto ad insegnanti ed alunni, ai loro genitori e nonni, Napolitano ha proseguito sostenendo che “non siamo ancora usciti dalla crisi finanziaria, economica, sociale che ha colpito così duramente negli ultimi anni il nostro paese, e gran parte del mondo, dagli Stati Uniti all’Europa. Sono ancora tante le famiglie che soffrono di difficoltà e di privazioni, che non ce la fanno, o ce la fanno a fatica, ad andare avanti ogni mese, che mancano di sostegni essenziali, innanzitutto il lavoro per i figli se non anche per genitori: come in Sardegna, dove è risuonata la parola solidale e ispirata del Pontefice. Molti sacrifici si sono imposti dovunque nel nostro paese. L’economia e l’occupazione tardano a riprendersi: ma i primi segni di ripresa si vedono, e si riaffaccia la speranza di un nuovo, più solido sviluppo – su basi più giuste – dell’economia e della società”.

“Ebbene, – ha sottolineato il Capo dello Stato – dobbiamo fare tutti la nostra parte per far crescere i semi che appaiono e possono maturare di un miglioramento e cambiamento positivo della nostra situazione. E la politica non sprechi questo momento più favorevole e faccia, attraverso il governo e il Parlamento, la sua parte, procedendo, senza incertezze e tantomeno rotture, nel compiere le azioni necessarie. Si mobilitino tutte le forze valide del paese. Anche quelle della scuola”.

“Pure la scuola – ha annotato Napolitano – negli ultimi anni ha sofferto delle ristrettezze provocate dalla crisi generale e ha sofferto – diciamo la verità – di incomprensioni e miopie, di rifiuti e tagli alla cieca – più che di una necessaria lotta contro innegabili sprechi – da parte dei responsabili della cosa pubblica. Ebbene, si sta ora comprendendo che bisogna cambiare strada : è questo il segno della giornata di oggi qui al Quirinale, è questo il segno nel quale inizia il nuovo anno scolastico. Ce lo dicono senza dubbio i provvedimenti adottati dal governo, specialmente il decreto approvato dieci giorni fa dal Consiglio dei ministri in materia di istruzione, università e ricerca: e vi ha fatto puntuale riferimento il ministro Carrozza che ne è stata la promotrice con una passione e determinazione di cui desidero in questo momento darle atto. E in effetti – ha sottolineato – rafforzare l’istruzione a tutti i livelli, sviluppare la ricerca scientifica, rendere più elevata e moderna la formazione dei giovani attraverso tutti i canali, ciò è decisivo per superare la crisi, per combattere la disoccupazione, per competere nel mondo d’oggi, per costruirci il futuro che l’Italia può riuscire a darsi”.

“Le conoscenze, le capacità possedute dai cittadini di un paese favoriscono uno sviluppo economico costante”, ha rimarcato il Presidente. “Questo insieme di conoscenze si definisce capitale umano proprio per sottolineare il fatto che si tratta di una vera e propria ricchezza, di un patrimonio su cui un paese può contare. Se vogliamo capire quanto vale questo patrimonio dobbiamo guardare sia alla quantità dei diplomati e dei laureati, sia alla qualità, cioè a quanto si è imparato davvero a tutti i livelli dell’istruzione. L’Italia – non possiamo nasconderci queste verità – purtroppo resta ancora indietro rispetto ad altri paesi avanzati. Siamo agli ultimi posti nell’Unione Europea per il numero di quanti procedono fino in fondo negli studi: sono addirittura calate negli ultimi anni le iscrizioni all’università, in concomitanza con l’aggravarsi della crisi economica. È a rischio – dobbiamo dirlo – il progresso realizzatosi nel lungo periodo precedente. L’Italia resta indietro anche per quanto riguarda le competenze che si acquisiscono con l’istruzione, come vengono misurate internazionalmente”.

“Imparare – ha ribadito – è importante per l’intero sistema paese. Ma cosa serve perché a scuola si impari meglio? I risultati di varie ricerche ci dicono che più di altri fattori conta l’apporto degli insegnanti. E quindi ci si deve impegnare a investire – in risorse e iniziative – come il Governo ha iniziato a fare, perché la già notevole professionalità dei nostri docenti si rafforzi. È giusto premiare il merito, incentivare chi lavora nella scuola a fare sempre meglio. Ma occorre anche che gli insegnanti più ricchi di talento siano generosi nel condividerlo”.

“Non bisogna mai smettere di imparare gli uni dagli altri, anche dai giovani, e scambiare quel che si è imparato. Sappiamo quante buone pratiche vanno spesso disperse. Quello che vale per gli insegnanti vale anche per gli studenti. La pratica dell’aiuto agli studi dato dai più bravi a chi resta indietro o dagli studenti più adulti ai più piccoli – ha detto ai più giovani Napolitano – è un altro bell’esempio di – chiamiamola così – redistribuzione dei talenti. Invito perciò gli studenti migliori a essere generosi e attivi nel condividere quanto hanno imparato”.

“A voi ragazze e ragazzi, dico nel modo più semplice e convinto: la sola risposta certa che si può dare alle vostre preoccupazioni per il futuro è una sola: formatevi e preparatevi nel miglior modo possibile. Ve ne deve essere data, certo, la possibilità, dal sistema d’istruzione, dalle strutture scolastiche, dalle politiche pubbliche. Ma almeno in parte, in buona parte, queste possibilità oggi esistono in Italia. Non così in tutto il mondo, non dimentichiamolo. Ci sono paesi – ha ricordato Napolitano – nei quali lo stesso poter andare a scuola è una fortunata condizione della cui importanza noi qui ormai non siamo più consapevoli”.

Tra questi la Siria: “tra quanti hanno dovuto abbandonarla, tra i profughi affluiti in più paesi, i minori sono circa un milione, 740 mila hanno meno di 11 anni. Ai piccoli raccolti nei campi profughi mancano i parenti lontani, ma anche e molto, da quanto raccontano a chi li intervista, manca loro la scuola”.

Quindi, un pensiero alla ricerca che “è condizione perché il talento possa dare frutti che gioveranno a tutti. Investire nella ricerca, investire nel nuovo, è l’esempio che ci viene dal grande e illuminato imprenditore italiano che qui ricordiamo insieme con la RAI: Adriano Olivetti. Promuovere la ricerca e fare ricerca, in generale studiare e lavorare sul serio è anche una forma di generosità. Lo è ugualmente impegnarsi con disciplina nello sport i cui risultati contribuiscono a ravvivare l’orgoglio nazionale. E ringrazio per questo i nostri atleti, anzi le nostre atlete qui presenti. La scuola, in quanto contribuisce a far crescere una cultura diffusa, fa bene alla democrazia: grazie all’istruzione e alla cultura – ha detto Napolitano – si diviene persone più tolleranti, più aperte, più sensibili a quei valori di solidarietà cui ci richiama con tanta forza di convinzione e semplicità Papa Francesco. Anche questa cerimonia ci ha ricordato che la scuola concorre a renderci cittadini migliori. La scuola invita alla correttezza, alla non violenza, al dialogo, all’apertura nei confronti di chi vive in condizioni lontane dalle nostre, nei confronti di chi è diverso. Per questo motivo abbiamo scelto come titolo di questa cerimonia “La scuola nel mondo. Il mondo nella scuola”, che è lo slogan stampato sulle vostre magliette. E testimonianza dell’entusiastico impegno dei nostri insegnanti è la grandissima partecipazione al concorso del Ministero che porta lo stesso titolo. La scuola insegna a vivere in società, a vivere in democrazia, a crescere e ad aprirsi al mondo”.

“Un’occasione importante per questa apertura al mondo – ha detto ancora Napolitano – è data dalla presenza di studenti di origine immigrata nelle nostre scuole, perché può sollecitare curiosità per altre vicende storiche e altre realtà, maggiore comprensione per culture e costumi diversi. La scuola deve lasciar entrare il mondo nelle sue aule. Voi studenti imparate fin da giovani a essere generosi e aperti, e innanzitutto consapevoli di quel che fa dell’Italia un paese straordinario e di quel che ciascuno di noi deve dare oggi a un’Italia in difficoltà. A tutti perciò: buona scuola, buon anno nuovo negli studi e – ha concluso – nel vostro cammino verso il futuro”. (aise)

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