Data odierna 24-06-2018

Da “La Rivista” La copertina del nuovo numero de “La rivista” e l’editoriale del direttore Giangi Cretti sono dedicati a Expo 2015. “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” è...

EXPO 2015: UN’ANALISI DI GIANGI CRETTI

Da “La Rivista

La copertina del nuovo numero de “La rivista” e l’editoriale del direttore Giangi Cretti sono dedicati a Expo 2015.

“Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” è lo slogan che sintetizza la nobile ragion d’essere di Expo 2015. Il filo rosso che sottende a tutti gli eventi che si svolgeranno dentro e fuori il sito espositivo di Rho-Pero. Se ancora non l’abbiamo memorizzato ci restano (quasi) sei mesi per farlo. Per riflettere, per confrontarci”. È dedicata all’Expo la copertina del nuovo numero de “La rivista”, aperto dall’editoriale del direttore Giangi Cretti.
“Sui diversi temi legati all’alimentazione, acquisendo pratica consapevolezza che alla moltitudine di coloro che soffrono la fame (circa 870 milioni di persone denutrite nel biennio 2010-2012 secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità), fa riscontro l’impressionante numero di coloro che annualmente muoiono per disturbi di salute legati a una nutrizione scorretta o eccessiva (circa 2,8 milioni di decessi per malattie legate a obesità o sovrappeso).
A ciò si aggiunga che ogni anno, circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo vengono sprecate.
Uno slogan e al contempo una vera e propria sfida. Che tutti i Paesi partecipanti sono chiamati a raccogliere: per individuare nuove strategie in grado di orientare l’andamento della parabola che potrebbe descrivere il futuro dell’umanità.
L’intento è quello di lasciare una forte eredità, che viva ben al di là dei sei mesi espositivi e rappresenti un punto di riferimento per le sfide che ci attendono nei prossimi anni. In tal senso, è stata concepita la cosiddetta Carta di Milano, presentata ufficialmente due giorni prima dell’apertura.
Un documento che è il risultato del lavoro, iniziato lo scorso 7 febbraio, di 600 esperti, divisi in 40 tavoli di lavoro, che hanno riflettuto, discusso, e avanzato proposte su quattro grandi aree tematiche: sviluppo sostenibile tra economia, ambiente e società; culture, identità e stili alimentari; agronomia, nutrizione, economia del cibo; Milano/Italy tra smart e slow city.
Un atto di impegno e di responsabilità che vede protagonisti, per la prima volta, cittadini, istituzioni, imprese, associazioni e l’intero sistema delle organizzazioni internazionali. Tutti coloro che parteciperanno ad Expo, oltre a chi vorrà farlo online, potranno firmare la Carta, che costituirà il lascito immateriale dell’evento di Milano. Proporsi come pionieri, lungo una strada che conduca ad una vera “global food security e policy” (che chissà perché, suona più efficace di ‘sicurezza globale del cibo’, d’altronde – in Italia! e non altrove – l’inaugurazione non è stata chiamata apertura, ma opening [sic]). E l’Italia vuole essere protagonista di una nuova visione mondiale sul versante della sicurezza alimentare, tema attorno al quale, nei prossimi anni, si ridefiniranno i rapporti di forza tra gli Stati.
Sette anni dopo aver avuto la meglio contro la candidatura della città turca di Smirne, dopo, essere passata sotto le forche caudine di polemiche (fondate o architettate ad arte), ostacoli (veri o strumentali) e arrangiamenti (camouflage) dell’ultima ora, l’Expo 2015 di Milano si apre al mondo. Rimettendosi al suo giudizio. Sgombrando il campo da perplessità scetticismi e pregiudizi. Per non perdere l’Occasione (maiuscola, appunto).
È questa la parola-chiave (assieme a ‘ritardi’), che come un mantra è risuonata in questi sette anni. Perché l’Expo può rappresentare davvero l’Opportunità (maiuscola pure questa) da cogliere: per il rilancio, per l’economia, per il turismo, per il business, per la cultura. Perché è un biglietto da visita e perché (se funziona) non coinvolge solo Milano, ma tutta l’Italia.
D’altronde, la politica italiana ha più di un motivo per scommettere sulla buona riuscita dell’Expo: coronarla da un successo servirebbe a ribaltare l’immagine di un Paese che è ancora lacerato da contraddizioni sociali enormi, che continua a dover fare i conti con una corruzione dilagante che ha spesso frenato le grandi opere moltiplicando gli sprechi. Se poi l’Expo di Milano coincidesse finalmente anche con la ripresa economica dell’Europa, sarebbe un capolavoro (di cui molti rivendicheranno la paternità).
Ecco, dunque, che il perentorio invito (Nessun dorma) lanciato dal Principe Calaf all’inizio del terzo atto della Turandot (che ha inaugurato il 1° maggio la stagione straordinaria della Scala per l’Expo) suona come un monito per tutti gli attori di Expo 2015. Protagonisti e non.

Oppure condividila!

Piaciuta la notizia? Forse ti può interessare..

Lascia un commento

Invia il commento