Data odierna 20-10-2018

Hanno tra venticinque e i cinquant’anni. Almeno due figli a testa. Alcune di più. Indossano jeans e camicia. E, in tante, anche il velo. Coloratissimo. Come il colore del loro rossetto. Conoscono bene...

Il diritto a non essere lasciate sole

Hanno tra venticinque e i cinquant’anni. Almeno due figli a testa. Alcune di più. Indossano jeans e camicia. E, in tante, anche il velo. Coloratissimo. Come il colore del loro rossetto. Conoscono bene le vie della zona, che è tra le meno privilegiate dalla città, dove risiedono da anni, ormai. Tanti anni. C’è chi parla di cinque, chi dieci anni. Arrivano dall’Iran, dal Kossovo, dall’Eritrea, dal Marocco, dall’India e Indonesia. Sono mamme, sono mogli. Sono donne: che – prima – lavoravano in università nel dipartimento di matematica; che svolgevano l’attività di sarta; che lavoravano. Alcune erano casalinghe. Ora lo sono tutte, casalinghe. Perché dove potrebbero lavorare, senza parlare la lingua, almeno un poco? Sono donne che con difficoltà riescono a fare la spesa al mercato del centro, perché non conoscono le parole ‘etto’, ‘lattuga’, ‘funghi’, e, quasi certamente, neanche ‘prezzemolo’. Sono donne che a fatica riuscirebbero a spiegare i sintomi della loro influenza al dottore. Sono donne che al colloquio con le maestre della scuola non ci vanno, perché verosimilmente non comprendono la comunicazione scuola-famiglia.

Oggi lei le ha conosciute, alcune di queste donne. A loro a teso la mano per salutarle, anche se non tutte hanno ricambiato la stretta di mano. Cosa che le ha fatto venire mille domande: chissà come ci si saluta tra sconosciuti, dalle parti dove sono nate loro. Con loro ha parlato di aggettivi, distinguendo tra aggettivi fisici e psicologici, stupendosi di come ‘bello’ e ‘brutto’ siano per molte aggettivi fortemente legati alla sfera emotiva. Eppure avrebbe potuto immaginarlo: Kalòs kai agathòs, “bello e buono” dicevano già gli antichi greci.

“Perché tu qua con noi?”, le hanno chiesto.

Perché mi va di mettere un po’ del mio tempo a vostra disposizione per farvi imparare l’italiano, perché possiate integrarvi, perché possiate emanciparvi, perché il lunedì mattina non ho di meglio da fare, perché mi piace insegnare, perché…perché…perché?

Niente.

Invece le è venuto da pensare a quando lei è arrivata in Svizzera, in una parte della Confederazione in cui non parlava la lingua, senza amici ‘locali’, senza conoscere le regole del viver civile del luogo e senza esserne informata da terzi, senza ‘osare’ mangiare le patate scottate in padella tipiche del luogo ma rifugiandosi in pasta e pomodoro, per pranzo e per cena.

Perché si sentiva sola.

“Perché mi sono sentita sola.”, ha risposto.

Ecco. Lei era lì questa mattina ad insegnare alfabetizzazione per non far sentire quelle donne, che hanno scelto di esserci, sole.

Inizia domani a Lugano la 5° edizione del Film Festival Diritti Umani. Dal 9 al 14 ottobre la città si anima con dibattiti e proiezioni “per promuovere la presa di coscienza dell’importanza di questi argomenti tra un ampio pubblico, per denunciare le violazioni dei Diritti Umani senza condiscendenza e per dare spazio a coloro che già s’impegnano per il rispetto di questi diritti, per sostenere e dare visibilità a quelle campagne che operano in favore della dignità umana”.

https://www.festivaldirittiumani.ch/it/

 

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