Data odierna 19-07-2018

Il 28 febbraio gli Svizzeri saranno chiamati a votare per il raddoppio del Gottardo. ************************************************************* Di Giangi Cretti per “La Rivista” È l’anno...

Collegamento fra nord e sud delle alpi

Il 28 febbraio gli Svizzeri saranno chiamati a votare per il raddoppio del Gottardo.

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Di Giangi Cretti per “La Rivista

È l’anno del Gottardo. Per la Svizzera, soprattutto. Per l’Italia, di riflesso. Per il resto dell’Europa, comunque. Non foss’altro perché, da che gli uomini hanno deciso di allargare i loro orizzonti, quella che attraversa il massiccio alpino, rappresenta la via più breve e frequentata fra il Mediterraneo e il Mare del Nord.
“A giugno verrà inaugurata la più lunga galleria ferroviaria del mondo. Quella che lo perfora per 57 chilometri. Un incontestabile evento. Una grande opera di genio civile, che, in capo a pochi anni – quando sarà completata anche quella del Monteceneri – renderà Zurigo periferia di Milano e, non me ne vogliano i milanesi baüscia, viceversa.
Già fervono i preparativi per i festeggiamenti, previsti in concomitanza ai due portali: Nord e Sud. Decine di migliaia gli invitati, fra i quali anche alcuni, selezionati per sorte o per rango, che parteciperanno ad uno dei viaggi inaugurali programmati in quei giorni. Per tutti gli altri, l’attesa si prolungherà di qualche mese: fino a dicembre, quando la galleria sarà aperta al transito pubblico. Da qui a lì c’è ancora po’ di tempo: sull’ar- gomento torneremo in uno dei prossimi numeri della Rivista.
Molto di meno è il tempo che ci separa dal 28 febbraio, giorno in cui i cittadini elvetici saranno chiamati a prendere una decisione che determinerà il futuro del collegamento – stradale ‘stavolta – fra Nord e Sud delle Alpi. Anche in questo caso, è il Gottardo al centro dell’attenzione collettiva e della tensione fra le parti contendenti: l’una che invita a lasciare le cose come stanno, l’altra fortemente intenzionata a raddoppiare. Su un dato di fatto, tempistica a parte (entro il 2025 o prima del 205?) le parti concordano: giunto alla soglia dei 40 anni il tunnel (auto)stradale del Gottardo deve sottoporsi a lavori di risanamento.
Per tale ragione, e qui la concordia inizia a vacillare, deve rimanere chiuso per parecchio tempo (3 anni?). Che succederà in quel periodo? Nulla dicono gli uni. Si lascino le cose come stanno. Il traffico su gomma (6 milioni di auto e 900mila autocarri l’anno) venga in parte (2/3) trasferito su ferrovia, riattivando con gli opportuni aggiornamenti, il servizio navetta abbandonato nel 1980, e in parte venga dirottato su percorsi alternativi (San Bernardino, Brennero…). Insensato rispondono gli altri. Si raddoppi. Costruendo un’altra canna, da affiancare a quella attuale, nella quale far transitare gli automezzi durante la chiusura necessaria ai lavori di risanamento. Sia gli uni, sia gli altri adducono ragioni di sicurezza, di sostenibilità ambientale, di oculatezza degli investimenti.
Sommersi da argomenti, va da sé fra loro contradditori, che poggiano su dati, statistiche e numeri, spesso roboanti, la cui fondatezza, per ovvie ragioni, è difficile verificare, i cittadini sembrerebbero indotti a professare fiducia: nelle istituzioni soprattutto, in qualche leader carismatico eventualmente. Al di là delle legittime convinzioni e degli interessi in campo, parrebbe, però, che la vera posta in gioco risieda proprio in una mancanza di fiducia: in quel che accadrà dopo. Se la seconda canna sarà costruita, una volta risanata quella attuale, chi garantisce che poi il traffico fluirà effettivamente in entrambe le canne in modo unidirezionale, pertanto, in unica direzione di marcia? Nessuno dicono gli uni. La legge, rispondono gli altri.
Le leggi si cambiano ribattono gli uni. Le leggi vanno rispettate ribadiscono gli altri. Di questo passo, sondaggi a parte, difficile sapere come andrà a finire. O meglio: se si lasci o si raddoppi lo sapremo il 28 febbraio. Dopo di che, qualora prevalga il partito del raddoppio, come si transiterà nelle due canne, se ci saremo, lo scopriremo fra vent’anni (o giù di lì).

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