Data odierna 24-06-2018

Più di 50 Paesi, 40 ministri degli Esteri, decine di ambasciatori e rappresentanti delle maggiori organizzazioni internazionali. Sono questi i numeri della prima Conferenza Ministeriale Italia-Africa,...

Prima Conferenza Ministeriale Italia-Africa

Più di 50 Paesi, 40 ministri degli Esteri, decine di ambasciatori e rappresentanti delle maggiori organizzazioni internazionali. Sono questi i numeri della prima Conferenza Ministeriale Italia-Africa, che si è aperta questa mattina in una Farnesina blindata da imponenti misure di sicurezza.
Ad inaugurare i lavori nella Sala Conferenze Internazionali il saluto del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, giunto assieme al ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Paolo Gentiloni. Ad accoglierli il segretario generale della Farnesina, Elisabetta Belloni, che per prima ha parlato oggi di partenariato sostenibile e strategico – “Sostenibilità” il tema dell’evento – tra Italia e Africa, un partenariato del quale sono state oggi poste le basi e che, come è stato da più parti rilevato, riconosce all’Italia un ruolo attivo e impegnato non solo a livello bilaterale, ma anche in qualità di “ponte” tra continente africano e Unione Europea.

Intanto l’auspicio espresso oggi da Mattarella è stato quello di “poter realizzare fra di noi un dialogo ancora più forte e strutturato”, partendo da “questa preziosa occasione di confronto e comune riflessione” rispetto alla “molteplicità” e “complessità” delle sfide imposte dalla “congiuntura internazionale nella quale viviamo”.
“Ancor più che in altre epoche della storia il processo di globalizzazione ha reso Africa ed Europa ancor più legate fra loro”, ha osservato il capo dello Stato. “Le crisi hanno alimentato la consapevolezza di come i destini dei due continenti siano ancor più interconnessi. Se la globalizzazione ha ridimensionato le distanze geografiche, le crisi hanno reso permeabili le frontiere”. Ciò vuol dire che “problemi e ricerca delle soluzioni sono diventati ambito necessariamente comune” e che “le nostre rispettive agende politiche devono essere rese coerenti fra loro e il più possibile incisive”.

“L’Africa non è e non può più essere comunque “altro” rispetto all’Europa”, ha tuonato Mattarella, elencando poi le “cause comuni” che ci interpellano: a partire dalla “pace” e poi la lotta al terrorismo e alla corruzione, “l’urgenza di spegnere i focolai di tensione politica” e di “sconfiggere piaghe quali fame, carestie, malattie endemiche e mortalità infantile la cui esistenza è ingiustificabile”; ed ancora occorre governare un fenomeno migratorio che il presidente ha definito “epocale” e c’è l’esigenza di politiche economiche e sociali capaci di sostenere crescita economica ed occupazione.
“Sono queste, numerose, le sfide dell’oggi, sfide comuni con le quali confrontarci subito, perché domani sarebbe già tardi”, ha ammonito il capo dello Stato, confessando di nutrire “grandi aspettative” dalla conferenza di oggi.
Mattarella ha parlato di “straordinario potenziale di sviluppo delle relazioni tra Africa ed Europa” e, citando il suo recente viaggio in Africa, ha riconosciuto “la piena consapevolezza del ruolo che il Continente africano è pronto a svolgere nell’essere parte attiva e dinamica nella ricerca di soluzioni alle sfide globali”.

“L’Africa è sempre più protagonista della politica, dell’architettura della sicurezza e dell’economia internazionali, anche grazie al ruolo propulsivo svolto dalle Organizzazioni regionali e dall’Unione Africana”, che Mattarella ha definito “moltiplicatore di pace, sicurezza, prosperità e coesione sociale”.
Quanto all’Italia, essa “è, per condizione geografica, storia e cultura, ponte tra Africa ed Europa. Un ponte libero da pregiudizi, rispettoso delle peculiarità degli interlocutori e pronto a un confronto pragmatico e aperto”. Caratteristiche, queste riconosciute più tardi nell’intervento del commissario UA per la pace e la sicurezza, Smail Chergui, e che ha strappato un sincero applauso ai presenti in sala.
Sottolineando l’impegno politico e fattivo dell’Italia nei confronti dell’Africa – un impegno fatto anche di risorse, fondi pubblici e privati e volontariato –, Mattarella è entrato poi nel merito del tema portante dellaconferenza: la sostenibilità, in tutte le sue declinazioni: istruzione, formazione, acquisizione e valorizzazione di competenze in favore della popolazione, a partire da quella femminile e dei giovani. Il contributo dell’Italia in questa direzione è già espresso, a livello economico, ma anche sociale e ambientale. Mattarella ha citato l’esempio dei nostri distretti industriali, della piccola e media impresa italiana, delle cooperative ma, soprattutto, “la capacità caratteristica del nostro Sistema-Paese di integrare le nuove tecnologie con il fattore umano, motore e obiettivo di ogni processo di sviluppo, e con il rispetto dell’ambiente”. Un contributo nel quale si incanala anche la recente riforma della Cooperazione Italiana allo Sviluppo, che segna “l’approdo a un sistema che non si limiti alla tradizionale politica di aiuti”, ma che costruisca opportunità economiche e crei occupazione e che dunque allinei “esigenze di profitto, opportunità di sviluppo anche sociale e sostenibilità ambientale”.

Per il presidente della Repubblica da qui passano anche “il miglioramento della sicurezza alimentare e della nutrizione, il potenziamento dei servizi sanitari e di quelli educativi di base, la protezione delle fasce più vulnerabili della popolazione, lo sviluppo di un sistema di microimprese”, specie in un continente caratterizzato da carestie, conflitti e instabilità.
Tornando al delicato tema del fenomeno migratorio, “evento così gravido di conseguenze”, Mattarella ha invitato a non concentrarsi su “soluzioni di mero contenimento”, bensì a trovare insieme “approcci di natura globale, non soltanto legati all’urgenza, ma capaci di portarci a soluzioni durevoli”, lavorando “per far sì che venga meno la disperazione che spinge a mettersi in cammino” e affinché “crescano benessere e stabilità, divenendo, essi, baluardi efficaci superando le grandi migrazioni”.
Questo deve essere un “obiettivo condiviso” da Africa e Italia ed anche dall’Europa.
“Le migrazioni di massa rappresentano, per il continente africano, la più dolorosa spoliazione di futuro dei tempi contemporanei”, ha detto Mattarella: “milioni di persone in fuga impoveriscono le società civili africane e rappresentano il pedaggio più doloroso al disordine e alla sopraffazione e condizioneranno la stessa capacità di sviluppo”.

L’Italia, ha rammentato il capo dello Stato, da sempre sostiene l’esigenza di strategie lontane dalla “logica semplicistica” della “erezione di muri e barriere” e non ha mai dimenticato che il “primo dovere” è “salvare vite umane” e tutelare “la dignità di ogni essere umano”. Ma non basta. Serve un “approccio multidimensionale” che, al di là della gestione dell’emergenza, elimini le cause delle migrazioni. In quest’ottica l’Italia ha proposto all’Unione Europea il “Migration Compact”, nella convinzione che “solo attraverso un rinnovato impegno in termini politici, economici e finanziari che si potrà contribuire a creare condizioni tali da ridurre stabilmente il flusso migratorio”.
Infine un’ultima riflessione Mattarella ha voluto riservarla alla “minaccia incombente, insidiosa e trasversale, del fondamentalismo terrorista”, che prende “in ostaggio” intere popolazioni, ma che colpisce anche al di fuori dei confini africani.

“Così come il terrorismo non conosce confini, altrettanto deve saper essere convinta ed efficace la cooperazione fra i Paesi e le forze che si battono per il rispetto della dignità delle persone e per la loro libertà”, ha sollecitato il presidente Mattarella, confindando che, “anche attraverso il fattivo contributo dell’Italia”, si trovino nuove forme di collaborazione tra Africa, Europa e Nazioni Unite.
Rafforzamento dei controlli e azioni repressive non bastano. “La coesione sociale e la certezza di un futuro, nel quale sia possibile condurre una vita dignitosa, sono il più efficace avversario del fondamentalismo terrorista, e questo convincimento deve guidare la nostra azione. Occorre, in definitiva, investire nella causa della pace”, ha concluso Mattarella.

La parola è passata poi al “padrone di casa” nonché promotore della conferenza, il ministro Gentiloni, che ai presenti ha illustrato il tema scelto per questa “premiere” di alto livello, annunciando l’intenzione di convocare la conferenza ogni due anni con l’obiettivo di creare una “partnership duratura” tra Italia e continente africano.
Un continente, ha esordito Gentiloni, che è “una terra di opportunità” dal “potenziale ancora inespresso”, tanto sul piano culturale, quanto sociale, politico ed economico. L’Italia ne è consapevole ed intende “portare questa consapevolezza” in seno all’Unione Europea.
Veniamo dunque al tema, quello dello “sviluppo sostenibile dell’Africa”, declinato attraverso i quattro panel tematici di oggi nei termini di pace e sicurezza, ambiente e sviluppo sociale, crescita economica e lotta alle migrazioni di massa.

Le “sfide” dunque non sono poche e, ha incalzato Gentiloni, occorrerà fare presto i conti con il trend demografico del continente: entro il 2050 la popolazione africana raddoppierà, raggiungendo i due miliardi e mezzo di persone.
Essenziale sarà allora “costruire opportunità economiche per le nuove generazioni” e per le donne in particolare, garantendo loro istruzione e lavoro. Sarà questa per il ministro degli Esteri italiano “la chiave per evitare rischi di instabilità sociale”, il diffondersi del terrorismo, l’inasprirsi dei flussi migratori e dei traffici illeciti, di armi e di esseri umani, come pure per affrontare la sfida dei cambiamenti climatici.
“L’Africa ha acquisito nuova soggettività politica” ed è un “partner sempre più a tutto tondo” non solo per l’Europa, ma anche per gli Usa, la Cina ed i giganti asiatici. “Senza l’Africa la globalizzazione è incompiuta”; per questo, ha spiegato Gentiloni, l’Italia ha scelto, “in modo strategico”, ma “con grande rispetto”, di scommettere sul futuro sostenibile dell’Africa.

Sostenibile in termini di stabilità, dunque di pace e sicurezza – non a caso in Africa l’Italia è impegnata da tempo nelle operazioni di peacekeeping e nella formazione delle forze locali di sicurezza, nonché nel rafforzamento delle istituzioni -, ma anche di sviluppo economico – fondamentale sarà il ruolo tanto delle nostre imprese quanto della cooperazione italiana nel rispondere alla domanda per modernizzare l’agricoltura, gestire l’urbanizzazione, diversificare il sistema produttivo e incrementare il commercio interno – e di flussi migratori – e Gentiloni ha rivendicato il ruolo dell’Italia che per prima in Europa ha riconosciuto quella migratoria non come “emergenza passeggera” bensì come “sfida globale di lungo periodo”, riuscendo a porre il “Migration Compact” in cima all’agenda Ue, che nel discuterà di nuovo al Consiglio di giugno, quando l’Italia chiederà di avviare i primi progetti pilota -.

L’Italia si pone dunque come “ponte tra i due continenti”, si è avviato a concludere Gentiloni: Europa ed Africa dovranno “lavorare insieme con coraggio e lungimiranza, nella convinzione che, oltre alla storia e alla geografia, ad accomunarci è anche il destino”. (r.aronica\aise) 

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