Data odierna 16-01-2018

La ricercatrice italiana Anna Pedrinolla, dottoranda in Scienze Biomediche, Cliniche e Sperimentali all’Università degli Studi di Verona, è stata recentemente insignita del prestigioso “International...

Boston: ricercatrice italiana premiata per una ricerca contro l’Alzheimer

La ricercatrice italiana Anna Pedrinolla, dottoranda in Scienze Biomediche, Cliniche e Sperimentali all’Università degli Studi di Verona, è stata recentemente insignita del prestigioso “International Student Award Recipient” in occasione del congresso organizzato dall’American College of Sports Medicine a Boston, negli Stati Uniti.

La ricercatrice è stata premiata dalla più grande organizzazione scientifica di medicina e scienza dello sport in relazione al lavoro “Metabolic and cognitive effects of physical activity in patients with Alzheimer’s disease”. Lo studio è stato condotto insieme a Massimo Venturelli, Cristina Fonte, Doriana Rudi, Michele Geccherle, Nicola Smania e Federico Schena, coordinatore del progetto Prin all’interno del quale si inserisce la ricerca e direttore vicario del dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento dell’Università di Verona.

“Lo studio ha coinvolto venti pazienti affetti da Alzheimer”, spiega la ricercatrice, “con l’obiettivo di analizzare in modo approfondito l’influenza di una attività fisica programmata in confronto alla terapia convenzionale di tipo cognitivo: dopo sei mesi di sperimentazione, abbiamo rilevato con soddisfazione che i parametri cardiocircolatori e respiratori dei pazienti sottoposti al trattamento motorio sono migliorati; allo stesso tempo le funzioni cognitive sono rimaste inalterate dimostrando quindi che, anche in questi pazienti, l’attività fisica ha importanti effetti a livello sistemico che si ripercuotono anche a livello cerebrale”.

Il progetto sarà ulteriormente sviluppato dal gruppo veronese, con il coinvolgimento nell’esercizio motorio di chi si prende cura quotidianamente dei malati di Alzheimer. “Questa ricerca”, chiariscono i ricercatori, “si inserisce nel più ampio contesto degli studi su esercizio e invecchiamento che vede l’Università di Verona attiva a livello internazionale: il riconoscimento americano ad uno studio italiano ci stimola ad andare avanti anche con l’analisi dei meccanismi molecolari utili a spiegare gli effetti positivi dell’attività motoria ed indirizzarci verso programmi più mirati, in particolare nelle fasi di esordio della malattia”.

(aise) 

 

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