Data odierna 22-11-2017

I social network sono diventati dei veri e propri “campi di battaglia”. Il livore contenuto in alcuni post, rispettivamente commenti, che si leggono su facebook, è qualcosa di inaudito. Facebook,...

Lo stadio chiamato facebook

I social network sono diventati dei veri e propri “campi di battaglia”. Il livore contenuto in alcuni post, rispettivamente commenti, che si leggono su facebook, è qualcosa di inaudito. Facebook, Twitter ecc. hanno sostituito gli stadi. Gli “odiatori seriali”, ormai, possono dare libero sfogo ai loro istinti non solo la domenica, bensì più volte al giorno e senza nemmeno dover uscire di casa. Attraverso i social, i tanti nullafacenti possono, ora, manifestare tutta la loro aggressività, proporzionale alla loro frustrazione, seduti comodamente su una poltrona. E, post dopo post, risposta dopo risposta, la pulsione aggressiva, in molti casi, deborda.

Quando poi la discussione ruota attorno alla politica ecco scatenarsi un plotone di troll a deviare il discorso con toni violenti e bellicosi. In questi casi si scatena l’odio più immediato (e ce ne accorgiamo in questi ultimi mesi), verbalmente esplosivo, fomentato dagli stessi esponenti delle correnti maggiormente populiste che amano cavalcare l’onda della rabbia diffusa. C’è spazio per ogni tipo di nefandezza! Da tempo si parla di irrigidimento delle regole del web partecipativo, di responsabilità dei servizi di rete sociale, ma è evidente che l’unico responsabile dei contenuti è colui che li genera. I social network rappresentano lo specchio di una società profondamente in crisi. Una crisi, non solo di natura economico, finanziaria o sociale, ma una crisi etica, morale, e di valori. Quindi, se non recuperiamo l’originale impianto etico di base, nessuna straordinaria riforma, legge, o uomo della provvidenza, potrà mai produrre alcun cambiamento e rivoluzione. Siamo tutti noi che dobbiamo rivedere e riconvertire i nostri comportamenti, in altri più consoni. Ciò ci permetterebbe di comprendere qual è la differenza tra una discussione al bar con gli amici o in pausa-pranzo ed il confronto con gli altri mentre il mondo ci guarda.

Maria Bernasconi

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