Data odierna 24-06-2017

Scriviamo senza più pensare. Siamo diventati una società che non riflette più e agisce di pancia, mossa da odio e rabbia. Si è rotto qualcosa, ma non so esattamente cosa. Non c’è più l’intermediazione...

La pentola a pressione dell’odio sul web… e non solo

Scriviamo senza più pensare. Siamo diventati una società che non riflette più e agisce di pancia, mossa da odio e rabbia. Si è rotto qualcosa, ma non so esattamente cosa. Non c’è più l’intermediazione tra il pensiero e la tastiera, nessuna rimodulazione tra le idee e i tasti. Scriviamo di getto tutto ciò che ci passa per la testa. Non appena appare un articolo sui social, quando ancora non abbiamo finito di leggere il titolo, siamo già pronti a commentare. E come leoni inferociti, appena liberati dalla loro gabbia, attacchiamo repentinamente la malcapitata preda. Come se non bastassarero i social network a permettere di dare libero sfogo alle nostre frustrazioni, anche i mezzi di informazione utilizzano, come approccio, la tattica del commentare di pancia. Possiamo, infatti, leggere editoriali che sono delle vere e proprie celebrazioni all’odio, interviste pilotate a dovere. Possiamo vedere talk show trasformati in palcoscenici dove mettere in scena commedie dell’odio con protagonisti accuratamente scelti da abilissimi registi. L’odio è ciò che, oggi, attira più click, views e spettatori. Provate a mettere un post su facebook parlando male di qualcuno e sarete sorpresi…il web si scatenerà!

Di questo passo è grande il rischio che all’esasperazione si sostituisca l’odio e che si diffonda l’intolleranza.

Quella che stiamo vivendo è una storia vecchia, vista e rivista, ma che oggi, amplificata dalla faciloneria, dalla superficialità e dai nuovi mezzi di comunicazione, rischia di diventare molto pericolosa e di allargarsi su vasta scala.

Riusciremo ad evitare che salti il coperchio della pentola a pressione?

 

Maria Bernasconi

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