Data odierna 18-11-2017

Vanno a fare la spesa, a prendere il caffè, a sbrigare proprie commissioni, dopo aver timbrato il cartellino d’entrata; chiedono al collega di farlo per loro… ricambieranno presto la cortesia....

Furbetti e imboscati

Vanno a fare la spesa, a prendere il caffè, a sbrigare proprie commissioni, dopo aver timbrato il cartellino d’entrata; chiedono al collega di farlo per loro… ricambieranno presto la cortesia. Quando la loro dimora non dista molto dal loro posto di lavoro, incaricano i familiari di passare velocemente a strisciare il badge. Famosa la vicenda di quel vigile urbano che va a timbrare in mutande. Da Sanremo a Palermo non si contano i furbetti che fanno registrare assenze per 150 ore al mese o 25 giorni su 26. Quando, dopo lunghi controlli e accertamenti, la polizia scopre le loro malefatte, hanno sempre mille giustificazioni a loro discolpa.

Altra categoria sono gli imboscati. Oltre ai netturbini di Palermo, gli operai del Comune di Como, gli infermieri di Pescara o il personale sanitario della Calabria, ci sono anche i vigili urbani di Roma. Sono oltre 700 su 5.800 (pari al 12%) gli uomini e le donne della polizia locale che hanno presentato al comando un regolare certificato di “inabilità”. Uno su sette ha problemi di salute, non può svolgere il servizio di pattuglia agli incroci o ai posti di blocco, insomma, non può fare il lavoro per il quale era stato assunto. A causa della salute “cagionevole”, a detta del medico, deve essere trasferito nei settori amministrativi, al calduccio, comodamente seduto alla scrivania, possibilmente sorseggiando un buon caffè che, di sicuro, contribuirà a mantenere alta la concentrazione, indispensabile per la compilazione di moduli e per fotocopiare documenti importanti.

Ricorderete tutti quanto avvenuto la notte di Capodanno del 2014. Su 900 previsti per quella notte, 767 vigili si diedero malati. Uno di loro, per non prestare servizio, si giustificò dicendo che doveva andare a donare il sangue. E la situazione pare essere stata analoga sia nel 2015 che nel 2016.

Tutto pare incredibile, eppure è vero!

Di chi è la responsabilità? Dei dirigenti che non controllano, dei medici “faciloni”, del sistema che non funziona?

In parte si, ma bisogna interrogarsi sull’aspetto sociale e culturale del problema. Finché siamo portati a tollerare comportamenti simili, nulla potrà cambiare. Pertanto, il rispetto delle regole (così come il rispetto per gli altri) va insegnato e coltivato sin dalla più tenera età.

Se fin da piccoli s’impara a imbrogliare, a non rispettare le regole, da grandi si sarà inclini a evadere le tasse, passare con il rosso, cercare raccomandazioni, saltare la fila agli sportelli, non allacciare la cintura di sicurezza in automobile.

Se lasciamo che domini la legge del furbetto chi è onesto paga due volte: la prima perché viene danneggiato da chi imbroglia e la seconda perché viene anche deriso per averlo fatto.

Maria Bernasconi

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