Data odierna 22-09-2017

Ciò che oggi si propone alle donne, contrariamente a quanto avveniva in passato quando si chiedeva loro di occuparsi soltanto della famiglia e della casa, è un modello culturale emancipato e paritario...

Alla faccia della parità di genere

Ciò che oggi si propone alle donne, contrariamente a quanto avveniva in passato quando si chiedeva loro di occuparsi soltanto della famiglia e della casa, è un modello culturale emancipato e paritario con l’uomo. Si propone, dicevo, perchè, in realtà, le parole vengono smentite dai fatti. Cosa significa la parola parità? Parità include il significato di uguaglianza; quindi uomo e donna dovrebbero essere uguali. Ma cosa vuol dire dovrebbero essere uguali? Significa che dovrebbero avere gli stessi diritti, gli stessi doveri, le stesse opportunità e le stesse possibilità.
In effetti, alle donne si riconoscono solo teoricamente gli stessi diritti e le stesse possibilità dei maschi in un mondo costruito e pensato dagli uomini e a loro misura. Anche il Cristianesimo e la chiesa cattolica hanno sviluppato, attraverso i secoli, la duplicità e l’ambivalenza insite nell’immagine femminile: la donna è la Vergine e Madre di Cristo, figura del riscatto e della redenzione, ma è anche creatura del peccato e strumento del diavolo.
Nonostante siano oramai passati secoli dalla caccia alle streghe, sono ancora pochissime le donne che ricoprono incarichi dirigenziali ed è ancora troppo evidente l’assenza delle donne dal mondo della politica. A risultati elettorali definitivi, dando un’occhiata alle liste della Circoscrizione Estero, ho notato che su un totale di 247 candidati soltanto 50 sono di sesso femminile (pari a circa il 20%). Alla faccia della parità di genere! All’estero, a nulla sono valsi gli appelli dei vari leader di partiti, partitini e movimenti al rispetto, nella composizione delle liste, di una giusta proporzione tra i due sessi. Le liste che contavano più uomini, in ogni Dipartimento, sono quelle presentate dal Pdl, ma nessun partito ha fatto proprie le raccomandazioni che arrivavano dall’alto. Anche il Pd ha disatteso alle accorate esortazioni del suo segretario Pierluigi Bersani per la composizione di liste che avrebbero dovuto prevedere in egual misura uomini, donne e giovani, proponendo soltanto 21 donne su un totale di 126 candidati (pari a circa il 17%). Come è possibile che nel 2013 ci si debba ancora confrontare con questa realtà? Spesso sentiamo parlare di quote rosa, le famose quote minime di presenza femminile all’interno di organi elettivi. È avvilente, per una donna (ma dovrebbe esserlo anche per l’uomo!), pensare che si sia dovuti arrivare a prevedere le quote rosa quando la presenza femminile all’interno di amministrazioni pubbliche, degli organi politici istituzionali elettivi e non, dovrebbe essere qualcosa di ovvio, così come è la presenza maschile. È sconsolante pensare che qualcuno debba decidere quale debba essere la percentuale di donne alle quali si concede il privilegio di poter entrare a far parte del mondo degli uomini.
Capita spesso che a contestare alle donne il loro non esserci nei luoghi del potere, nel palazzo, nei partiti, nella politica, siano proprio coloro che a quei posti non le hanno mai volute e, in effetti, molto probabilmente, non ce le vogliono. Perchè? Fa pensare il fatto che a puntare il dito contro le donne che stanno altrove siano soprattutto coloro che per primi hanno aderito alle logiche partitiche e che di fatto sono i responsabili dell’esclusione delle donne dalla politica. Forse si teme che una maggiore partecipazione di donne potrebbe essere d’intralcio nel continuare a perpetrare una politica fatta di scambio, di corruzione, di scandali e di interessi personali? O magari infastidisce il pensare che le donne potrebbero voler gestire la cosa pubblica come una grande famiglia, una famiglia di uomini e donne, che in parti uguali dovrebbero contribuire al bene comune? Forse perchè nel fare le leggi si potrebbe tener conto anche del punto di vista femminile che, fino ad oggi, era di gran lunga inferiore? Intendiamoci, con questo non intendo dire che la donna debba a tutti i costi somigliare all’uomo, sostituirlo o volerne i ruoli. Vorrei semplicemente(?) che si accettasse finalmente il concetto di diversità fra gli esseri: l’uomo e la donna sono diversi per natura e la loro diversità è stata stabilita da un’entità superiore, la quale ha assegnato alcuni ruoli a uno e altri all’altra. Sono convinta che per lo sviluppo e il benessere della società c’è bisogno di collaborazione; occorre che, una volta per tutte,uomini e donne decidano di camminare gli uni accanto alle altre.

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