Data odierna 18-11-2017

Il 21 ottobre ci ha lasciato Max Pfister, studioso di fama internazionale nella ricerca etimologica dell’italiano e negli studi romanzi in genere. Svizzero, del 1932, allievo di Walter von Wartburg,...

Salutando un Maestro In ricordo di Max Pfister (1932-2017) di Sergio Lubello
Il 21 ottobre ci ha lasciato Max Pfister, studioso di fama internazionale nella ricerca etimologica dell’italiano e negli studi romanzi in genere. Svizzero, del 1932, allievo di Walter von Wartburg, ha dedicato la vita al Lessico Etimologico Italiano, messo in cantiere, nonostante qualche iniziale perplessità della comunità scientifica, negli anni ’60 e pubblicato, a ritmo serrato di 4-6 fascicoli all’anno a partire dal 1979, e poi condiretto con Wolfgang Schweickard, suo successore sulla cattedra di Romanische Philologie all’università di Saarbrücken. Al LEI Max Pfister ha lavorato con abnegazione, con disciplina rigorosa, ma sempre unita a entusiasmo e ottimismo, nonostante il pressante controllo da parte della Akademie der Wissenschaften und der Literatur di Mainz che finanzierà il LEI fino al 2032. Chi ha avuto la fortuna di formarsi da lui e di collaborare al LEI non potrà dimenticare la sua dedizione paziente, le correzioni meticolose, i suoi appunti manoscritti sulle schedine, sui fogli, sulle bozze, attento come era a ogni particolare e sempre pronto a dedicarsi anima e corpo all’insegnamento, anche attraverso giornate intere vis-à-vis di lavoro e correzione, soprattutto con i più giovani, convinto che il futuro del LEI sarebbe stato assicurato da quella staffetta di studiosi di più generazioni, tutte legate alla sua guida sapiente. Nessuno potrà dimenticare i suoi commenti alla fine delle voci, da cui trapelava una conoscenza profonda dell’intero spazio linguistico romanzo, come anche della tarda latinità e dei contatti romano-germanici. All’alto valore scientifico attestato da numerosi premi e riconoscimenti, si associa quello di una gentilezza discreta e cordiale, con cui Max Pfister è riuscito per vari decenni a tenere unita una squadra eterogenea di collaboratori, ad attirare giovani da ogni parte d’Europa, a sfidare, con singolare carisma e determinazione svizzera, il tempo che non concede tregua a un’opera monumentale cartacea nell’epoca dei thesauri informatizzati. La fucina del LEI di Pfister è stata culla e crocevia per decine di studiosi, un vero cuore pulsante europeo della ricerca nella lessicografia storico-etimologica dell’italiano. Max Pfister diceva che non avrebbe visto la fine del suo LEI; si è spento, in modo inatteso e improvviso, lavorando instancabilmente fino all’ultimo, con la passione e l’energia di sempre.

A noi orfani di un grande Maestro resta non solo il sapere che ci ha trasmesso, ma soprattutto una lezione impareggiabile, unica di grande umanità: quell’umanità che è di pochi studiosi, ma che fa la differenza, perché la generosità con cui si rendeva sempre disponibile, soprattutto con i giovani ancora alle prime armi, è il modo più nobile di servire la scienza e diffonderla.

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