Data odierna 28-05-2017

“Mi congratulo con tutti coloro che sono stati selezionati per le candidature: non tutti vinceranno Premi questa sera, ma il vostro lavoro, la vostra creatività, la vostra professionalità è già stata...

Incontro al Quirinale con il cinema italiano

“Mi congratulo con tutti coloro che sono stati selezionati per le candidature: non tutti vinceranno Premi questa sera, ma il vostro lavoro, la vostra creatività, la vostra professionalità è già stata premiata dal pubblico e dalla critica, e costituisce, del resto, la punta di un movimento più vasto, di un settore prezioso per la società e per la cultura del nostro Paese”. Così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha salutato ieri pomeriggio al Quirinale i candidati ai Premi “David di Donatello” per l’anno 2017. A Roberto Benigni il premio alla carriera.
“Sono molto lieto che prosegua questa tradizione dell’incontro al Quirinale con il cinema italiano, in occasione dei Premi David di Donatello. È una festa del cinema”, ha aggiunto Mattarella. “A cui tanti nostri concittadini guardano con grande simpatia, forse anche cercando di scrutare, attraverso la tv, qualche particolare espressione nei vostri volti, così familiari; e che evocano emozioni, ricordi, personaggi che avete interpretato e a cui avete fornito un’anima. Una festa del cinema. Ma anche un’occasione per parlare di cinema. Del suo valore, dei suoi progetti, dei suoi problemi, del legame con questo tempo in cui si corre sempre più velocemente”.
Il cinema è parte integrante della cultura e della civiltà del nostro Paese”, ha sottolineato il Presidente. “In Italia è forse ancora più importante che altrove. Il cinema è anche un’industria. Tuttavia commetteremmo un errore se, di fronte alla sua crescente complessità, parlassimo di questo grande propulsore dell’immaginario collettivo, sezionando i suoi ambiti. Se affrontassimo le questioni delle risorse, del credito, del mercato in modo del tutto separato da quel che riguarda la qualità, il linguaggio, le tecniche di narrazione, il rapporto con la società. Il cinema italiano è molto più della somma dei suoi settori, benché iper-specializzati. Anche per questo ritengo che l’incontro con le istituzioni della Repubblica e il riconoscimento pubblico del valore del cinema non siano affatto rituali”.
“Lo aveva ben compreso Gian Luigi Rondi, promotore e animatore, indimenticato, dei David di Donatello. In questo primo David senza di lui desidero rendergli omaggio”, ha detto Mattarella. “Gli siamo riconoscenti per quanto ha fatto nella sua vita di critico, di appassionato sostenitore del cinema, di organizzatore instancabile. Il nome di Rondi è legato a diverse stagioni, le quali compongono una lunga, affascinante storia. Credo che scriverne le prossime pagine costituisca una responsabilità ma anche un privilegio”.
“Il cinema cambia, così come si sta modificando l’intera realtà intorno a noi. Ma – ha osservato – chi aveva pronosticato il venir meno del cinema in conseguenza della rivoluzione negli strumenti di comunicazione, della moltiplicazione dei supporti audio-video, della trasformazione dei costumi e delle abitudini, ha dovuto, fortunatamente, ricredersi. Quella che è cresciuta, invece, è l’interdipendenza: tra cultura e società, tra contenuti e tecniche, tra piattaforme e linguaggi. È divenuto più forte anche il legame tra cinema e televisione: voi lo sapete molto bene. Tutto questo rappresenta non un ostacolo ma una sfida; alla vostra creatività, alla capacità industriale del settore, all’organizzazione sociale, culturale, formativa. Noi italiani questa sfida vogliamo e possiamo vincerla. Abbiamo le forze e le risorse umane per raccogliere l’eredità, prestigiosa, dei decenni passati; anche innovando codici espressivi, o modalità di produzione e di distribuzione”.
“Mi auguro davvero – ha quindi auspicato il Capo dello Stato – che la recente legge del cinema – approvata con contributi e apprezzamenti che sono andati oltre i confini della maggioranza parlamentare – susciti una ancor migliore espressione dei talenti italiani, delle qualità e delle produzioni italiane. Si attendeva da anni una riforma e adesso bisogna cogliere le nuove opportunità. Per riuscirvi è bene che continui il dialogo tra gli operatori del settore e i responsabili delle funzioni pubbliche. Il confronto, talvolta, richiede fatica, pazienza, ma ottiene sempre risultati, particolarmente nell’ambito di una realtà come il cinema, con tante, diverse sfaccettature”.
“Le grandi professionalità italiane, diffuse nei tanti mestieri del cinema – che mescolano qualità artigianali, artistiche, tecniche – ne sono la prova”, ha proseguito Mattarella che ha rivolto i suoi i complimenti, anche se non erano presenti al Quirinale, ad Alessandro Bertolazzi e Giorgio Gregorini, vincitori dell’Oscar per il miglior trucco e acconciatura; e a Milena Canonero, vincitrice quest’anno dell’Orso d’Oro alla sua carriera di costumista. “Il cinema italiano è composto da tante professionalità, complementari fra di esse”.
“La qualità italiana – ha quindi sottolineato Mattarella – è la nostra credenziale più riconosciuta al mondo: è il risultato della natura, della storia, della cultura, del clima, l’ha prodotta la vita delle nostre comunità. Il cinema italiano ne è, insieme, espressione, interprete e volano”.
Mattarella si è quindi detto “contento che l’edizione di quest’anno della Settimana della Lingua italiana nel mondo - a metà ottobre – sia dedicata al cinema e che gli Istituti italiani di Cultura all’estero siano impegnati in conseguenti programmi di promozione. Il cinema ha avuto un grande ruolo nella diffusione e nella conoscenza della nostra lingua. L’ha avuto all’interno del Paese, rappresentando un forte fattore di unità. L’ha avuto per l’interesse suscitato nel mondo, grazie al valore delle opere dei registi italiani. Anche questo aspetto richiama al ruolo e alla responsabilità che le pubbliche istituzioni hanno sul futuro del cinema”.
“Certo, – ha osservato ancora – il cinema è anzitutto opera di libertà, e il suo mercato non può che essere aperto, senza barriere nazionali, incompatibili con la libertà delle idee. Questa condizione rende continuo il confronto con prodotti che vengono da Oltreoceano assai più che dall’Europa. Anche a questo riguardo le istituzioni nazionali – così come quelle europee per l’intera Unione – hanno un ruolo di grande rilievo: il cinema italiano non può essere abbandonato ad affrontare una competizione impari. La ridotta disponibilità delle risorse pubbliche va resa compatibile con questa esigenza. La nuova legge sul cinema, opportunamente, contempla l’impegno del settore pubblico. Una parte del Fondo, istituito dalla legge, è destinato alle scuole. Per far conoscere il cinema, per aiutare ad apprezzarlo, anche per creare quell’humus nel quale possono crescere futuri talenti. Ogni grande pilastro della cultura – quale è il cinema – richiama al valore della formazione, a quel processo educativo nel quale tutta la società deve accompagnare la scuola. Mi auguro che ciascuno di voi possa dare il suo contributo a costruire un legame più forte tra cinema e scuola: ne avrà beneficio l’intero Paese. Il cinema può insegnare tante cose. Può aiutarci a riflettere, a superare barriere e pregiudizi, a scoprire il valore delle diversità, a riflettere criticamente. Può aiutarci a contrastare la violenza, come quella di due giorni fa ad Alatri, può aiutarci a contrastare quella violenza verbale che circola sempre più velocemente tra il web e le nostre relazioni umane. Quando si diffondono fenomeni come quello, con modalità diffuse di violenza e di linguaggio violento, non sono sufficienti gli appelli per correggerli. Servono anche linguaggi altrettanto efficaci. Immagini, messaggi che scuotano le coscienze. E che vengano proposti con efficacia, anche con leggerezza, con allegria”.
“Stasera verrà premiato, per la carriera, Roberto Benigni”, ha quindi ricordato Mattarella. Mi unisco alle congratulazioni – all’ammirazione e alla riconoscenza – per la sua splendida carriera. Tra le cose che ci ha donato, nel corso di questi anni – e che continuerà a donarci – ve ne sono tante che andrebbero ricordate. Rispetto a quel che il cinema può fare per il costume del nostro Paese, per la sua qualità di vita, vorrei ricordare una battuta del film “La vita è bella”, quando il piccolo Giosuè mostra il suo stupore di fronte ad un cartello assurdo, quello con la scritta “Vietato l’ingresso agli ebrei e ai cani”. Il padre, per confortarlo, gli dice: “Domani mettiamo anche noi un cartello ‘Vietato l’ingresso ai ragni e ai Visigoti’. Quella battuta, rispetto all’ottusa ferocia dell’antisemitismo e del razzismo, ha fatto di più di quanto i pur necessari discorsi e le celebrazioni possano fare. E questo può fare il cinema, ed è molto importante che lo faccia”.
“Questo è un giorno che sottolinea l’importanza del nostro cinema. L’Italia ne ha bisogno. Mi sembra che proprio Benigni, qualche anno fa, abbia ricordato che l’Italia è l’unico Paese al mondo dove è nata prima la cultura e poi la nazione. Sono certo – ha concluso – che il vostro impegno non mancherà. Il futuro del nostro Paese passa anche da un cinema in buona salute”.

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