Data odierna 24-09-2017

È stato recuperato a Torino, ad opera dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale piemontese, un dipinto del pittore Marc Chagall rubato nel 2002 a bordo di uno yacht statunitense mentre si...

Recuperato a Torino un dipinto del pittore Marc Chagall rubato nel 2002

È stato recuperato a Torino, ad opera dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale piemontese, un dipinto del pittore Marc Chagall rubato nel 2002 a bordo di uno yacht statunitense mentre si trovava ormeggiato per manutenzione nel porto di Savona.

A distanza di dieci anni dal furto, i Carabinieri hanno individuato e sequestrato, presso l’abitazione di un privato collezionista il pregiato dipinto ad olio su tela intitolato “Le nu au Bouquet” del valore stimato di 1 milione e 200 mila euro.

La vicenda che ruota attorno al furto dell’opera si è rivelata complessa e le indagini, come spesso accade per questi particolari reati, sviluppandosi e attraversando i confini nazionali, hanno richiesto tempo e impegno da parte dei carabinieri.

La ricostruzione degli eventi ha inizio nel 1988 quando il dipinto venne comperato presso una galleria d’arte di New York, da parte di un facoltoso cittadino statunitense che lo volle collocare a bordo del proprio yacht.

Dal febbraio 2002 al gennaio 2003 l’imbarcazione, battente bandiera americana, rimase ferma nel porto di Savona per lavori di manutenzione; fu proprio durante questo periodo che si verificò la “sottrazione” del prezioso dipinto scoperta dal figlio del proprietario, nel frattempo deceduto, che, come legittimo erede, venne in Italia a ritirare l’imbarcazione. Il “nuovo” proprietario, nel far visionare ad un esperto d’arte il dipinto per la valutazione, scoprì con non poca sorpresa che l’originale era stato trafugato e sostituito con una riproduzione.

Il furto venne immediatamente denunciato all’Autorità marittima del luogo, la quale inviò il relativo rapporto al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale per l’inserimento nella “Banca Dati dei Beni Illecitamente sottratti” e l’avvio delle ricerche. Nel 2012 l’opera venne individuata dai carabinieri presso l’abitazione dell’ignaro collezionista residente nel capoluogo piemontese, nel corso di controlli per un’indagine su di un “giro” di opere d’arte ricettate attraverso una galleria d’arte bolognese.

La ricostruzione dei vari movimenti del dipinto, dal furto al ritrovamento, ha portato gli investigatori a compiere le verifiche prima in Francia, presso una galleria di Nizza dove il dipinto venne esposto per breve periodo di tempo; successivamente ad un’altra galleria d’arte monegasca, per poi tornare nuovamente in Italia, precisamente a Bologna, dove venne trattata la vendita definitiva.

I carabinieri, nel ricostruire i vari “passaggi di mano”, hanno scoperto che chi aveva sottratto l’opera era anche riuscito a farsi rilasciare dalla Fondazione Chagall, attraverso uno studiato stratagemma, una “nuova” autentica. Il dipinto rubato, accompagnato così dall’expertise e da una falsa dichiarazione di vendita creata ad arte ed attribuita in modo fittizio ad un inconsapevole collezionista bergamasco (anch’egli cliente abituale della galleria bolognese), nell’anno 2003 finì per essere acquistato, in piena buonafede, dal collezionista torinese che ne ha mantenuto il possesso sino al giorno del sequestro.

Se da una parte il documento ha agevolato il commercio dell’opera senza creare alcun sospetto circa la sua provenienza, dall’altra ha portato gli investigatori ad’individuare, con certezza, in un 39enne rumeno colui che, presentandosi alla fondazione Chagall e spacciandosi per il nipote del proprietario, fece visionare il dipinto ritirando poi la nuova expertise. Attraverso l’analisi dei suoi contatti è stato individuato anche il complice, un connazionale 41enne che, guarda caso, sino al dicembre del 2002 aveva fatto parte proprio dell’equipaggio dello yacht sul quale era stato commesso il furto.

Nei loro confronti, nonostante entrambi siano residenti all’estero, così come per il proprietario della galleria d’arte bolognese, l’ipotesi di reato contestate prevedono il furto e la ricettazione; quanto invece al dipinto, al momento ancora sottoposto a sequestro, ne è già stata richiesta la restituzione da parte del proprietario statunitense.

Sarà ora l’Autorità Giudiziaria a deciderne la destinazione in base agli accordi stipulati fra l’Italia e gli Stati Uniti che disciplinano la restituzione di beni d’arte d’illecita provenienza.

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