Data odierna 21-09-2017

Due date emblematiche, quelle del 1830 e del 1915, a racchiudere le immagini dei cambiamenti della società, sia contadina che urbana, fissati sulla tela dai maggiori artisti attivi in area lombarda e...

L’ottocento tra poesia rurale e realtà urbana, alla pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate

Due date emblematiche, quelle del 1830 e del 1915, a racchiudere le immagini dei cambiamenti della società, sia contadina che urbana, fissati sulla tela dai maggiori artisti attivi in area lombarda e ticinese in quei decenni. Questo l’affascinante racconto che la Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate, a Mendrisio, in Svizzera, propone dal 13 ottobre 2013 al 12 gennaio 2014 con la grande mostra “Un mondo in trasformazione. L’Ottocento tra poesia rurale e realtà urbana” a cura di Giovanni Anzani ed Elisabetta Chiodini.

La rassegna ripercorre i cambiamenti intervenuti in questo momento storico cruciale. Lo fa attraverso una novantina di capolavori eseguiti dai maggiori protagonisti della cultura figurativa ottocentesca lombarda e ticinese. L’oculata scelta delle opere si prefigge di delineare un momento storico che abbraccia due secoli, tra il 1830 e il 1915. Un’epoca di sostanziali stravolgimenti sociali e culturali, dove la realtà contadina si confronta con la nascente era industriale; un tempo sospeso quindi, tra un passato non del tutto esauritosi e un futuro in divenire. Se il paesaggio rurale e quello urbano rappresentano contemporaneamente sfondo e soggetto della mostra, l’elemento centrale resta comunque l’uomo e il suo adeguarsi ai cambiamenti della Storia.

Lungo il percorso dell’esposizione il visitatore avrà modo di immergersi nell’ambiente cittadino ottocentesco attraverso le suggestive vedute di Lugano e Milano, dipinte da artisti quali Giovanni Migliara, Giuseppe Canella, Angelo Inganni e Carlo Bossoli, che testimoniano le significative modifiche dell’assetto urbano. Da queste vedute tipiche dell’epoca romantica si passa a una visione della città più attenta ai mutamenti della modernità: irrompono infatti la presenza della ferrovia, dell’industria e del disagio sociale, ma anche nuovi momenti ricreativi, dedicati allo svago collettivo e privato.

Tra i principali interpreti di questo mondo in trasformazione troviamo Carcano, Franzoni, Feragutti Visconti e Mosè Bianchi che con Corso di Porta Ticinese tratteggia i contorni di una Milano fumosa e brulicante di vita, mentre con Lavandaie immortala la fatica di umili donne iscritte in un paesaggio che conserva ancora cadenze bucoliche. Quadri invece in cui la denuncia sociale si fa più esplicita sono ad esempio Alveare di Luigi Rossi, Ritorno dal lavoro e L’abbruttito di Pietro Chiesa, Venduta! di Angelo Morbelli, dipinto che ritrae l’annichilente realtà della prostituzione minorile.

A quest’ultimo artista, portavoce delle diverse declinazioni del suo tempo, è dedicata un’intera sala, quasi una piccola mostra monografica, che fungerà al contempo da introduzione e sunto del percorso espositivo. Nell’opera di Morbelli si profilano infatti tutti i principali snodi della mostra. Si trovano paesaggi campestri, con donne chine sulla terra a mietere il grano (Le mietitrici), accostati a vedute marine in cui la presenza umana si manifesta in sordina, attraverso ciminiere appena stilizzate, relegate sullo sfondo (Capo Noli). La modernità prende invece il sopravvento e si erge a soggetto incontestato in opere quali Navi sul golfo di Savona e Alla stazione centrale di Milano. In questo variegato panorama, che segna il passaggio dall’ambiente rurale alla vita cittadina, Morbelli tratteggia scene di realtà quotidiana prestando particolare attenzione agli individui che la popolano: fedeli inginocchiati in preghiera, contornati da un’atmosfera d’intensa spiritualità (Incensum Domine!), una giovane contadina intenta ad invasare gerani (Dal giardino alla colma: il geranio), gli anziani ospitati nel Pio Albergo Trivulzio di Milano, soggetto tanto amato dall’artista da formare una serie a sé stante all’interno della sua opera. Di questo particolare nucleo tematico verranno esposti due dipinti: Le vecchine ritrae attempate ricamatrici, vestite con abiti tradizionali, riunite in uno spazio angusto che pare abbracciare, in una luce calda e soffusa, il sapere antico delle lavoratrici. Accanto ad esse si trovano gli indigenti del Refettorio del Pio Albergo Trivulzio; qui gli spazi si dilatano e le figure si moltiplicano in un susseguirsi di sagome pressoché identiche, che traducono la solitudine e la perdita d’identità di una vecchiaia espropriata del proprio ruolo sociale.

I mutamenti delle abitudini e dei costumi della società strettamente connessi al nuovo paesaggio, inteso in senso lato come luogo abitato e vissuto, compongono l’universo artistico di numerosi pittori esposti alla mostra. Accanto alla fatica della vita contadina e alla miseria che alberga nelle zone suburbane, trovano spazio i lussi e i sollazzi della borghesia descritti in quadri quali La lezione di ballo di Filippo Carcano, L’uscita dalla Scala di Pompeo Mariani o Sabato grasso alla Cannobiana di Vespasiano Bignami, opera che presenta caotico affastellarsi di maschere, vorticoso tripudio di colori, che trasmette l’euforia e la spensieratezza delle classi sociali più agiate.

Sono in particolar modo le figure femminili a rappresentare questo mondo privilegiato; bambine che seguono con attenzione la lezione della maestra all’ombra di una vegetazione lussureggiante (Carcano, Una lezione all’aperto), signore che si dilettano col ricamo (Pietro Chiesa, Donna che cuce; Luigi Rossi, Sulla panchina), giovani ragazze assorte nella lettura (Sottocornola, Studio per libro azzurro) o nella composizione di ghirlande di fiori (Galbusera, Fioritura), madri e figlie colte in un momento d’intima complicità (Sottocornola, Raccoglimento). Ritratti muliebri attraversati da una pacata serenità, rotta soltanto da una vena di malinconia che trova il suo apice espressivo in Cadono le foglie di Feragutti Visconti, in cui l’artista raffigura l’afflizione di una giovane donna malata di tisi.

Alla trasfigurazione della città si affiancano i paesaggi della campagna ticinese e lombarda che paiono cristallizzati in una visione idealizzata dai toni lirici. I profondi mutamenti che intercorrono tra il 1830 e il 1915, a livello storico, sociale e culturale si specchiano nelle trasformazioni stilistiche che stravolgono l’arte del XIX secolo. La diversificazione dei linguaggi spazia da influenze scapigliate a ricerche più schiettamente veriste per approdare al divisionismo e aprire una finestra sulla fase prefuturista del Novecento. Tra gli artisti che hanno maggiormente contribuito all’innovazione del linguaggio pittorico tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, troviamo in mostra uno dei maggiori esponenti del divisionismo, Giovanni Segantini, con una caratteristica scena montana (La vacca bagnata). Accanto al celebre artista trentino di nascita, ma svizzero d’adozione, la nuova tecnica si potrà osservare anche nelle opere di Emilio Longoni, in particolar modo nel paesaggio L’isola di San Giulio, in cui il pittore riesce a rendere la densa atmosfera lacuale attraverso sapienti accostamenti cromatici che portano ad uno sfaldamento delle forme. Alla separazione delle tinte complementari ricorre anche Pellizza da Volpedo, del quale si potrà ammirare Vecchio mulino a Volpedo, opera altamente innovativa per l’organizzazione spaziale e la semplificazione delle forme che hanno già sapore novecentesco. Non da ultimo, occorre citare anche il ticinese Edoardo Berta, il quale con sapiente maestria si avvale della tecnica divisionista infondendo nei suoi paesaggi una particolare luminosità che segna il ritmo e il tempo delle stagioni; dal clima autunnale di Tramonto a Bironico all’arsura estiva di Trittico di Terra nostra. Chiude idealmente la rassegna Umberto Boccioni, che con due dipinti, entrambi datati 1908, Sera d’aprile e Paesaggio lombardo, preannuncia i futuri sviluppi dell’arte italiana. Nei due paesaggi si nota infatti come l’artista abbia ormai interiorizzato la lezione divisionista e si stia già muovendo verso il dinamismo e la materialità che segnerà di lì a poco la sua opera futurista.

I vari nuclei tematici della mostra verranno accompagnati da testi poetici e in prosa, coevi ai dipinti e a loro legati per tematiche o atmosfere, al fine di evocare in maniera ancor più vibrante lo spirito dell’epoca. (aise)

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