Data odierna 22-06-2017

L’esposizione, curata da Valerio Dehò e organizzata in collaborazione con l’Archivio Ugo Mulas di Milano, presenterà una selezione di 36 immagini originali, scattate tra il 1963 e il 1964 dal...

Dal 31 gennaio al 18 maggio 2014, Merano Arte ospita la mostra “Ugo Mulas. Circus Calder”.

L’esposizione, curata da Valerio Dehò e organizzata in collaborazione con l’Archivio Ugo Mulas di Milano, presenterà una selezione di 36 immagini originali, scattate tra il 1963 e il 1964 dal fotografo italiano al Circus Calder, una delle opere giovanili più particolari di Alexander Calder, realizzata tra il 1926 e il 1931 e ora conservata al Whitney Museum di New York.

 

Il Circus Calder è costituito da piccole sculture, figure umane, animaletti, costruiti con filo metallico, spago, gomma, stracci ed altri oggetti di recupero, utilizzati e messi in scena da Calder stesso per dar vita a spettacoli improvvisati.

Le sculture circensi e fiabesche di Circus si sono rivelate di grande ispirazione per Mulas; questa serie fotografica di enorme delicatezza e ironia lascia emergere il suo lato più giocoso.

 

Calder decise di realizzare questi oggetti a Parigi, dove si era trasferito nel 1926, dopo aver conosciuto un produttore di giocattoli serbo e aver messo a punto i primi giochi articolati. Ogni componente era stato ideato per esser contenuto e trasportato in valigie, così da consentirgli di viaggiare e tenere spettacoli in posti diversi degli Stati Uniti, ricreando numeri ispirati a quello reale.

La serie segna certamente un passaggio decisivo nella poetica dell’artista, in questo periodo infatti, egli realizza per la prima volta delle sculture con il filo di ferro e s’interessa all’arte cinetica. Presta inoltre particolare attenzione al rispetto dell’equilibrio della forma, aspetto che divenne fondamentale poi per le opere astratte, quelle che Marcel Duchamp avrebbe definito “mobiles”.

 

La storia di Ugo Mulas e di Alexander Calder è quella di una grande amicizia. I due si erano conosciuti nel 1962 a Spoleto, dove Mulas era stato invitato da Giovanni Carandente a ritrarre gli artisti presenti alla mostra che in occasione del Festival dei Due Mondi aveva trasformato Spoleto in “Città-museo a cielo aperto”.

Questo legame ha trovato espressione nel ciclo fotografico che Mulas ha dedicato alle opere ma anche ai gesti creativi e personali dello scultore americano. Attraverso di essi, ha fornito una chiave d’interpretazione dell’opera di uno degli scultori più importanti del XX secolo. Nei suoi scatti, i pupazzi del circo diventano i veri e propri soggetti delle immagini, colti spesso in primo piano, talvolta anche da un punto di vista più distante, che rende tutta la globalità di quello che era in effetti il loro “ruolo performativo”. Come di consueto, le fotografie di Mulas non fungono da documentazione critica del lavoro di un altro creativo, ma assumono uno statuto estetico indipendente, profilandosi come opere compiute, dotate di una cifra stilistica del tutto autonoma.

 

Il grande contributo innovativo dell’opera di Calder consta in generale nell’utilizzo di materiali non convenzionali e nella totale reinterpretazione del concetto di spazio attraverso forme scultoree astratte in movimento, che considerano elementi quali la gravità, l’equilibrio, lo spazio vuoto, come “materie creatrici”. Le sculture aeree e colorate di Calder disegnano lo spazio e invitano a esperire l’ambiente in maniera nuova, recuperando allo stesso tempo un senso fiabesco e quasi infantile che rimanda a un tipo d’interazione primaria, come quella appunto vissuta dai bimbi con i loro giochi, con i loro pupazzi e animali in miniatura.

Oltre ad aspetti che riguardano più strettamente la realizzazione formale, il periodo del Circus ben esprime un tratto tipico della poetica dello scultore, ovvero un atteggiamento di tipo ludico, giocoso. Al mondo del circo è associato un immaginario che ha trovato grande espressione nell’opera di numerosi artisti e che ha fortemente accompagnato la storia dell’arte del secolo scorso. Un universo affascinante, denso di contraddizioni, sempre in bilico tra meraviglia e disperazione, che non ha mancato di affascinare e attivare la fantasia di interpreti e autori. Basti pensare all’opera pittorica di Picasso, Cocteau, Chagall, Toulouse Lautrec, Kirchner, Seurat, Léger, alle poesie di Baudelaire, a opere letterarie quali Opinioni di un clown di Heinrich Böll, a film come Circus di Charlie Chaplin, Le notti di Cabiria di Feberico Fellini, Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders.

La mostra si svolge in collaborazione con l’Archivio Ugo Mulas di Milano, il Comune di Merano, la Biblioteca Civica di Merano e “ÓPLA!”, archivio del libro di artista per bambini, e la Galleria Lia Rumma, Milano-Napoli.

Catalogo: Edizioni Corraini


UGO MULAS
(Pozzolengo, BS, 1928 – Milano, 1973) è una delle figure più importanti della fotografia internazionale del secondo dopoguerra. Si forma da autodidatta a contatto con l’ambiente artistico e culturale milanese dei primi anni cinquanta. Nel 1954 debutta nel fotogiornalismo pubblicando in seguito in riviste come Settimo Giorno, Rivista PirelliDomus, Vogue e Du. Realizza una serie di reportage in Europa con Giorgio Zampa per L’Illustrazione Italiana e inizia a collaborare con Giorgio Strehler e il Piccolo Teatro di Milano. Dal 1954 al 1972 fotografa le edizioni della Biennale di Venezia e intraprende un’intensa collaborazione con gli artisti. In quegli anni la rappresentazione del mondo dell’arte diventa il suo principale progetto. Dopo la rivelazione della Pop Art alla Biennale del 1964 Mulas decide di partire per gli Stati Uniti. Gli incontri con Robert Rauschenberg, Andy Warhol e la scoperta della fotografia di Robert Frank e Lee Friedlander portano alle nuove ricerche della fine degli anni sessanta e al superamento del reportage tradizionale. I grandi formati, le proiezioni, le solarizzazioni, l’uso dell’iconografia del provino, sono elementi che Mulas recupera dalle sperimentazioni pop e new dada e dalla pratica quotidiana del fotografare. Alla fine degli anni Sessanta partecipa al rinnovamento estetico e concettuale delle neoavanguardie collaborando a cataloghi e libri-documento.  La crisi del reportage, ormai superato dal mezzo televisivo, porta poi Mulas a uno straordinario lavoro di ripensamento della funzione storica della fotografia che conduce al portfolio Marcel Duchamp (1972) e al progetto Archivio per Milano (1969-72). Sono gli anni che vedono anche la nascita delle Verifiche (1968-1972), una serie fotografica che sintetizza in dodici opere l’esperienza di Mulas e il suo dialogo continuo con il mondo dell’arte.

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